venerdì 29 settembre 2017

Marcel Proust avrebbe pagato per avere buone recensioni. Lo rivela il Guardian.

Ne parlo sul mio blog per L'Espresso


E' difficile imporsi nel mondo letterario, ritagliarsi un proprio spazio e ricevere buone recensioni. Questo si sa. Non solo oggi, ma anche nel passato. Anche gli scrittori destinati a diventare “classici” della letteratura non hanno sempre avuto successo, nel corso della loro carriera e, talvolta, hanno usato metodi non proprio ortodossi per incrementare le vendite dei loro volumi. Basti pensare al giovane Gabriele D'Annunzio che, per promuovere il suo primo libro di poesie, “Primo vere”, fece pubblicare la falsa notizia che l'autore era morto cadendo da cavallo. Analogo espediente era stato quello usato da Olindo Guerrini che, per far parlare del suo volume “Postuma”, si inventò addirittura che fosse opera di un cugino, Lorenzo Stecchetti, regolarmente morto in giovane età, pure quello, per tisi.
Stupisce comunque, nonostante queste premesse, la notizia battuta oggi dall'agenzia di stampa Ansa e quindi senza dubbio degna di considerazione, che riguarda Marcel Proust. L'autore amatissimo della “Ricerca del tempo perduto” avrebbe pagato i giornali del suo tempo per avere buone recensioni del primo volume della “Recherche”, “La strada di Swann”.

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1 commento:

  1. Come se il Guardian fosse una delle mssime voci in merito alla letteratura... no, non ci vedo proprio Marcel Proust a elemosinare recensioni come fanno oggi molti pseudoscrittori.
    Da autrice dico sempre: il libro parla per sé, se vai in giro a leccare i piedi per una recensione allora non sei un bravo scrittore.
    Un abbraccio, Franny

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