domenica 31 dicembre 2017

Poesia in musica: "L'anno che verrà" di Lucio Dalla






Cari amici di "Lettore di Provincia", un altro anno sta giungendo al termine e vi voglio dedicare una canzone a tema. Come sempre si tratta di vera poesia in musica. Lucio Dalla ci aveva abituato a contenuti alti e profondi, e gli abbiamo già dedicato un post. Questa canzone vide la luce nel 1979, alla fine di un decennio martoriato dagli anni di piombo, e quindi assumeva allora anche una connotazione politica. Quel "continuare a sperare" faceva venire i brividi. 
Come sempre, vi propongo il testo e la canzone. 
Auguri di buona fine e miglior principio d'anno. 
Speriamo che il 2018 sia un anno buono per tutti!



L'anno che verrà

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po'
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c'è una grossa novità,
l'anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va. 


Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l'anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l'amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest'anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch'io.

L'anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità.

sabato 30 dicembre 2017

L'inafferrabile tesoro

Leggende borgotaresi - a cura di Rita Santini



Una volta si sentiva spesso parlare di tesori. Il più famoso, di cui sono a conoscenza, si trovava al confine tra Borgotaro e Rovinaglia. Durante il periodo invernale, in cui ci riposavamo dal duro lavoro nei campi, la sera, raccolti attorno al focolare, i grandi raccontavano storie e leggende a volte piacevoli, ma spesso tetre, come questa, che a me faceva molta impressione, perché essendo piccola, allora, il diavolo mi ispirava terrore. Ancora di più questa, perché questo luogo era vicino al mio podere. La leggenda raccontava di un uomo che ricercava un tesoro e, in quel boschetto, il tesoro c’era davvero. Quel signore si era recato in quel posto e aveva incontrato un uomo scuro, strano, enigmatico, che lui non conosceva. Gli disse che, appena possibile, avrebbe dovuto raccogliere quel tesoro senza proferire parola, altrimenti il tesoro sarebbe scomparso. L’uomo promise che non avrebbe parlato con nessuno. La notte seguente, egli si premunì di un’asina con capiente sporta per caricarvi il tesoro che l’uomo scuro gli aveva promesso. C’era una chiara luna che illuminava tutto. Si mise a scavare velocemente, finchè la vanga si imbattè in qualcosa di duro. Insistette. Apparve un forziere, lo aprì e una luce splendente colpì i suoi occhi. Il tesoro fantastico si sparse tutto intorno, brillando al chiarore della luna. Era troppo bello! L’uomo non potè resistere e proruppe in un gran “Ooooo!!!” di meraviglia. Allora il tesoro scomparve e al suo posto comparvero tante bisce, vipere e altri animali viscidi, che sbucarono fuori e fuggirono via. Ancora oggi, in quel boschetto, alcuni sassi recano impresse le zampe del diavolo. Questo luogo viene ancora adesso chiamato “Il tesoro”.

giovedì 28 dicembre 2017

Il famoso drago della Val Tarodine

Leggende borgotaresi - a cura di Rita Santini





Esiste, sotto la chiesa di San Vincenzo, lungo la strada che porta a Valdena, che confina col fiume Tarodine, una grotta visibile ancora oggi quando il fogliame lo consente. Sembra un antro, che dal ventre della montagna si apre semi-nascosto tra i rovi. È una grossa caverna, e la fantasia popolare racconta una leggenda che si snoda attraverso i secoli ed è giunta fino ai giorni nostri; si è parlato sovente di un grosso serpente con sette teste e diverse code. Sulle teste si racconta che avesse delle grandi creste che lo facevano assomigliare a un drago. Questo pauroso animale sarebbe uscito spesso alla chetichella, dimostrandosi ghiotto di galline e qualunque altro animale riuscisse a rapire e mangiare. Qualcuno, meno credulone degli altri, pensava che si trattasse di una o più volpi, o volpine, che affamate venivano a rifocillarsi nei pollai nei lunghi e rigidi inverni. Allora, alcuni uomini coraggiosi decisero di entrare nella grotta per ispezionarla; però, entrati nella prima grotta, si meravigliarono nell’incontrarne all’interno un’altra ancora più grande e oscura. Poi subentrò in loro una paurosa tristezza e questa malinconia gli impedì di proseguire oltre. Perciò ritornarono velocemente verso l’uscita. Da allora nessuno più vi entrò. Ultimamente del drago non si sente più parlare: lascia tutti tranquilli. Forse si è addormentato o presumibilmente è morto? O forse non è mai esistito?
La leggenda legata a questo serpente o drago potrebbe essere all’origine del nome che viene tradizionalmente dato alla Valle formata dal fiume Tarodine, che viene appunto detta “La Valle dei serpenti”. 

martedì 26 dicembre 2017

"La città che inizia per U" di Paolo Medeossi

Un angioletto del Tiepolo ci accompagna alla scoperta di Udine


"Questa è U, piccola e leggermente misteriosa se vuole, sconosciuta ai più, con qualche guizzo d'ironia e di stranezza. Io adesso cercherò di raccontarvela avendo un po' di esperienza al riguardo e dopo aver letto qualcosa nel frattempo". A parlare è un angioletto del Tiepolo, che il grande artista dipinse nella cappella del Santissimo Sacramento della Cattedrale di Udine e che è la nostra guida, preparata e anche ironica. 
Già, perchè U è Udine, in un gioco a carte scoperte voluto dall'autore "per non dare troppa enfasi ed ufficialità al racconto".
Non si tratta di una guida turistica, tutt'altro, perchè non si rivolge solo agli aspetti belli e suggestivi, tralasciando gli altri. Piuttosto di un viaggio alla ricerca dell'anima più profonda della città, fatta anche di piccoli episodi e piccoli segni, che può cogliere solo l'osservatore più attento.
Una città schiva e particolare, Udine, mai desiderosa di avere ruoli politici, tantomeno di essere capitale. Eppure capitale, suo malgrado, la è stata, in uno snodo fondamentale della storia d'Italia, durante la I^ guerra mondiale, quando si trovò a due passi dal fronte. 
Una città permeata di cultura. Quanti sono libri presenti ad Udine? 10 milioni, stima il nostro angelo, per una tradizione che risale al Patriarca Dionisio Dolfin che, nel '700, fu proprio quello che volle Tiepolo al lavoro. Biblioteche comunali, diocesane, scolastiche ed universitarie si sommano alle 20 librerie attive sul territorio e, se non è un record, poco ci manca.
Una città che riserva diverse sorprese, a cominciare dalla presenza delle opere scultoree di Antonio Corradini, famoso per il Cristo velato di Napoli, ma che ha lasciato il segno anche qui, oppure dei ben tre leoni di San Marco presenti in via Rialto. Elementi che, insieme ad altri, fecero dire a Guido Piovene che questa città è così "veneziana d'aspetto". 
Il racconto prosegue con un susseguirsi di indizi e suggestioni che lasciano al lettore il compito di approfondire, di andare alla ricerca della vicende storiche sottese, senza chiarire troppo.

Una storia che ci porta spesso al '700, secolo d'oro per la città. Vediamo all'opera Carlo Goldoni e Giacomo Casanova, entrambi impegnati in schermaglie amorose, e il già citato Giambattista Tiepolo, più schivo e legato agli affetti familiari.
Un secolo che si conclude con l'avvento di Napoleone, che in 56 giorni sconvolse la vita della città.
Come detto, i personaggi vengono soprattutto abbozzati, talvolta solo citati, come Tina Modotti, pur così famosa e importante. Lo stile brillante di Paolo Medeossi riesce a coinvolgere e mantiene alta l'attenzione, anche con riferimenti ironici all'attualità.
Non manca il riferimento, ad esempio, alle Fake news che, se oggi fanno discutere animatamente, allora potevano portare anche ad esiti ben più tragici. E' il caso di Felice Cavallotti che morì in un duello nel 1898, ucciso dal direttore di un giornale che aveva sfidato lui stesso dandogli del mentitore, per quanto pubblicato in un articolo. Peraltro Cavallotti non era nuovo a questi exploit, ma il 33° duello gli fu fatale.
Il legame di Cavallotti con Udine è legato a un suo collaboratore, Giuseppe Girardini, che in città si è meritato una statua.
Tra cronaca nera e leggende locali, c'è spazio anche per i poeti. 
Giacomo Leopardi, la cui madre risulta imparentata con un conte di Udine, Rodolfo Colloredo Mels, e Paolo Maurensig che, è storia recente, a fine anni '90 cercò di progettare qui "la città dei poeti".
Un libro divertente e colto quanto basta per consigliarlo a voi lettori. Grazie a Bottega Errante Edizioni che ci riserva sempre pubblicazioni interessanti, attuali e spesso di impegno civile, a Paolo Medossi, giornalista del "Messaggero Veneto" che ci ha condotto in questo percorso affascinante, e all'angioletto del Tiepolo, gradevole Cicerone.

lunedì 25 dicembre 2017

Buon Natale da "Lettore di Provincia!"

Gesù è nato, poesia della nostra collaboratrice Rita Santini per farvi tanti auguri!



  
Gesù è nato


In un grande ospedale, notte buia,
triste, preoccupata, poi Lui è nato.
A mezzanotte, come un angelo,
un dottore dalla porta è entrato,
portandomi un lieto annunzio.
Va tutto bene, a casa domani puoi tornare.
A quella voce, di soprassalto, dal letto,
mi son destata. Che gioia ho provato!
Subito ho pensato al Bimbo che è nato.
Una luce splendente nelle tenebre,
un piccolo volto adorato.
Dunque, il Salvatore, anche per me, è nato.
E' la notte di Natale,
il miracolo, inatteso, è arrivato,
nel mio cuore una gioia smisurata,
che ringrazia, adorando il figlio di Dio,
Gesù, appena nato.
E che annunzia felice, a tutto il mondo,
che il Signore, amante della vita, è nato.




Rita Santini, borgotarese, ha pubblicato poesie su giornali e periodici locali dell'Emilia Romagna, come “L'Araldo della Madonna di San Marco”, il “Lunariu Burg'zan” e la “Voce del Taro”, per cui ha scritto anche molti racconti. Ha partecipato a mostre di poesia, come il “Natale ritrovato” del Seminario di Bedonia, e le sue poesie sono state pubblicate ogni anno sul libro dei partecipanti. Molti, inoltre, gli attestati di partecipazione ricevuti da periodici e concorsi di altre regioni d'Italia. In particolare si ricorda la pergamena ottenuta partecipando ad un concorso indetto dal giornale “Lo Scoglio” di Roccaporena di Cascia. Recentemente ha conseguito il terzo premio al 35° Concorso di poesia organizzato dalla parrocchia di San Bernardo degli Usberti di Parma.



domenica 17 dicembre 2017

Accadde a Borgotaro: anni 1909-1911



Cosa accadeva a Borgotaro ad inizio secolo? Nei giorni scorsi vi ho proposto una ricerca relativa agli anni 1908-1909, che avevo fatto alcuni anni fa e che era stata poi pubblicata sul Lunariu Burg'zan, ossia il calendario borgotarese promosso dall'Associazione Ricerche Storiche Valtaresi A. Emmanueli.
Oggi vi propongo un'analoga ricerca che riguarda gli anni 1909 e 1911. Sono notizie tratte dalle delibere della Giunta Comunale di quegli anni. Ho aggiunto un titoletto a ognuna, e l'anno in questione. A presto!


Carnevale a Teatro (1909)
La giunta ha deliberato di concedere l’uso del teatro alla compagnia drammatica diretta dal sig. Marchini Alfredo, per il periodo dal 20 dicembre […] alla fine di carnevale: con l’obbligo di cauzione di £.20.

Acqua potabile (1909)
La giunta ha deliberato di estendere il beneficio dell’acqua potabile all’asilo infantile e alle scuole femminili del capoluogo.

Platani e pioppi (1909)
La giunta ha deliberato l’acquisto di n.4 platani per il viale fiancheggiante la piazza del mercato; e n.15 pioppi cipressini per il viale che mette al cimitero.


Stazione di Ostia (1909)
La giunta ha deliberato di provvedere con prestazioni d’opera alla illuminazione e inghiaiamento della strada di accesso alla stazione ferroviaria di Ostia.


Rivendita a Valdena (1909)
La giunta ha dato voto favorevole alla istanza dei frazionisti di Valdena per la istituzione di una rivendita di generi di privativa, e per la concessione della medesima a Ostacchini Antonio fu Giuseppe.

Scuole rurali (1909)
In considerazione dell’aumentato prezzo della legna e delle fascine, la giunta ha deliberato di elevare da 35 a 40 lire l’assegno annuo alle maestre delle scuole rurali per l’acquisto di combustibile; incaricando il Direttore Didattico di vigilare affinché gli scolari non siano sollecitati a portare legna.


Fontana a Porta Portello (1909)
La giunta ha deliberato di collocare a Porta Portello una fontana uguale a quella già eretta in piazza del Municipio.

Fondo Pareto (1909)
La giunta ha deliberato di fare eseguire i rilievi altimetrici e planimetrici del fondo “Pareto”, e un piano regolatore per i fabbricati che sorgeranno sul fondo.

Pompieri (1911)
Nella necessità di organizzare una squadra di pompieri che in caso di incendio presti opera efficace ed immediata; ricordando le proposte altra volta fatte dalle locali Società Operaie; prima di ricorrere ad altri provvedimenti, delibera: interpellarsi le Società suddette per conoscere se siano disposte a costituire ciascuna una sezione di squadra.

Censimento e rivendita del tabacco (1911)
Premesso che, secondo il censimento del 1901 questo Capoluogo […] aveva una popolazione di 3100 abitanti che oggi sarà salita a circa 3500; tenendo conto della grande diffusione dell'uso del tabacco; fatto presente che ad aumentare il consumo contribuisce sensibilmente l'enorme transito sulla provinciale per Parma, fa voti che in Borgotaro sia istituita una terza rivendita, la quale dovrebbe avere sede in Corso Vittorio Emanuele, nelle vicinanze di Porta Nuova.

In caso di epidemia di Colera (1911)
In caso di epidemia colerica: coll'assenso del Medico Provinciale gli infermi in osservazione saranno ricoverati in alcuni locali dell'Ospedale, lontani e separati da quelli in cui stanno gli infermi di malattia non contagiosa. Ad uso lazzaretto si destinano i fabbricati del Podere Pareto, i quali saranno sistemati secondo gli accordi presi col personale sanitario, affinchè corrispondano alle esigenze dell'igiene e del servizio.

Spazzino (1911)
La Giunta Municipale dà atto con effetto dal 16 corrente alle dimissioni presentate dallo spazzino Mariani Antonio con lettera in data d'oggi; e incarica il tecnico del Comune di fare proposte per la surrogazione.

Operette in Teatro (1911)
La Giunta ha deliberato di concedere l'uso del Teatro a Campolongo Orfeo, da martedì 5 corrente, per 5 rappresentazioni straordinarie di operette. Il concessionario farà deposito di £.200 a garanzia del buon uso del Teatro che riceverà in consegna dal Geom. Sig. Gandolfi.

Acqua potabile in canonica (1911)
Con lettera in data 1 corrente […] l'Arciprete della Parrocchia di S. Antonino chiede che a spese del Comune sia condotta l'acqua potabile nella Canonica. La Giunta Municipale tenuto conto dell'entità della spesa che va ad assumere delibera di aderire alla richiesta del Sig. Don Giovanni Squeri.

Società Imbriani (1911)
Per i festeggiamenti che avranno luogo domenica 27 in commemorazione di Matteo Renato Imbriani, essendosi ceduto il Teatro Comunale ad uso della locale Società di M.S. Che prende il nome dal commemorato, la Giunta manda al tecnico del Comune di fare regolare consegna dei locali al Presidente della Società Sig. Oscar Vietti, che risponda ad ogni eventuale guasto o danno, non senza fargli preventivamente allestire i locali tanto al mattino per la pubblica conferenza che vi si terrà, quanto alla sera per l'annunciata veglia danzante a pagamento.

Acquisto legna (1911)
La Giunta Municipale vista la richiesta dell'Ufficio Tecnico […] ha deliberato di acquistare quintali 200 di legna da Aragosti Antonio ed altrettanta da Bofetti Giovanni al prezzo di £. 2,60 al quintale. La legna dovrà essere forte, sana, stagionata, asciutta e tagliata per francklin.





mercoledì 13 dicembre 2017

Poesia in musica: "Avrai" di Claudio Baglioni






Voglio riprendere con voi oggi, cari lettori, un discorso intrapreso tempo fa in merito al concetto di poesia in musica. Quel discorso, iniziato allora sulla scorta dell'assegnazione a Bob Dylan del Premio Nobel per la letteratura, che aveva fatto storcere il naso a molti, mi aveva suggerito di approfondire la tematica presentando alcune canzoni italiane che, per varie ragioni, hanno caratteristiche proprie della poesia.
Avevo allora presentato una canzone di Fabrizio De Andrè e una di Lucio Dalla, cantautori italiani capaci di farsi portatori di contenuti e stile assimilabili alla poesia che, in momenti storici in cui quel genere iniziava a declinare, hanno finito per soddisfare il desiderio popolare di "poesia" che, comunque, non si era sopito.
Della poesia tradizionale, la canzone dei cantautori conserva diverse caratteristiche, come la suddivisione in strofe e la presenza di rime o, più spesso, di assonanze. Anche allitterazioni ed anafore, inoltre, fanno parte del loro bagaglio culturale.

Oggi voglio proseguire questo viaggio ideale nella poesia in musica con una canzone di Claudio Baglioni, "Avrai". 
Scritta nel 1982 per la nascita del figlio Giovanni, è ricca di immagini e suggestioni, e si connota per la presenza ripetuta, anaforica, della forma verbale "Avrai" che, coniugata al futuro, prova ad immaginare come sarà la vita del figlio. Vi propongo il testo e, sotto, il video musicale.  Se volete, lasciatemi poi un commento. Trovate che si possa definire poesia in musica?


                                     Avrai

Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle
Storie fotografate dentro un album rilegato in pelle
Tuoni di aerei supersonici che fanno alzar la testa
E il buio all'alba che si fa d'argento alla finestra
Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare
Schiuma di cavalloni pazzi che s'inseguono nel mare
E pantaloni bianchi da tirare fuori che già estate
Un treno per l'America senza fermate
Avrai due lacrime più dolci da seccare
Un sole che si uccide e pescatori di telline
E neve di montagne e pioggia di colline
Avrai un legnetto di cremino da succhiare
Avrai una donna acerba e un giovane dolore
Viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore
Avrai una sedia per posarti e ore
Vuote come uova di cioccolato
Ed un amico che ti avrà deluso tradito ingannato
Avrai avrai avrai
Il tuo tempo per andar lontano
Camminerai dimenticando
Ti fermerai sognando
Avrai avrai avrai
La stessa mia triste speranza
E sentirai di non avere amato mai abbastanza
Se amore amore avrai
Avrai parole nuove da cercare quando viene sera
E cento ponti da passare e far suonare la ringhiera
La prima sigaretta che ti fuma in bocca un po' di tosse
Natale di agrifoglio e candeline rosse
Avrai un lavoro da sudare
Mattini fradici di brividi e rugiada
Giochi elettronici e sassi per la strada
Avrai ricordi ombrelli e chiavi da scordare
Avrai carezze per parlare con I cani
E sarà sempre di domenica domani
E avrai discorsi chiusi dentro e mani
Che frugano le tasche della vita
Ed una radio per sentire che la guerra è finita
Avrai avrai avrai
Il tuo tempo per andar lontano
Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando
Avrai avrai avrai
La stessa mia triste speranza
E sentirai di non avere amato mai abbastanza
Se amore amore amore avrai.


martedì 12 dicembre 2017

Santa Lucia, tanto amata dai bambini, nelle poesie e nella letteratura

Da Dante Alighieri a Garcia Lorca fino alle filastrocche popolari





Lucia, vergine siracusana, fu una martire cristiana.
Come tutti sanno, la santa si festeggia il 13 dicembre, ed è una delle feste più attese dai bambini, perchè in quell'occasione ricevono graditi doni. La sua vita, come tutte quelle dei santi, si ammanta di leggenda. Secondo la tradizione, la sua morte va collocata nel 300 circa d.c. allorchè, promessa sposa, avrebbe rinunciato al matrimonio per dedicarsi al Signore. Erano gli anni della persecuzione cristiana ad opera di Diocleziano. Denunciata dal fidanzato come cristiana, e non avendo voluto convertirsi, venne condannata al lupanare, dove sarebbe stata costretta a prostituirsi. La sentenza del Governatore Pascasio, però, risultò impossibile da attuare. Il Signore, infatti, compì un miracolo e la fanciulla diventò così pesante che né uomini né buoi riuscirono a smuoverla di un passo. Condannata infine a morte, morì presumibilmente per decapitazione.
L'episodio di Lucia a cui vengono cavati gli occhi, così famoso tra il popolo, si richiamerebbe a una tradizione molto più tarda, e pare legato al fatto che il popolo la venera da sempre come protettrice della vista (Lucia=Lux).

Santa Lucia compare diverse volte nella letteratura, da quella più alta a quella popolare. Ve ne propongo alcuni esempi. Come non iniziare da Dante Alighieri, che pare fosse molto devoto alla santa dopo essere guarito da una fastidiosa malattia agli occhi. Per lui Lucia rappresenta la “Grazia illuminante” ed è strumento che permette all'uomo di raggiungere la salvezza eterna. Nell'Inferno Canto II° scende dall'Empireo, su intercessione di Maria, per avvertire Beatrice del pericolo che corre Dante.


«Questa chiese Lucia in suo dimando
e disse: Or ha bisogno il tuo fedele
di te, ed io a te lo raccomando.
Lucia, nimica di ciascun crudele,
si mosse...»

In altro passo, questa volta del Purgatorio, Canto IX°, Lucia raccoglie Dante, assopito, e lo conduce alla porta del Purgatorio:

«Venne una donna e disse: I' son Lucia
lasciatemi pigliar costui che dorme;
sì l'agevolerò per la sua via»

Infine Dante la rivedrà anche nel XXXII° Canto del Paradiso, allorchè la troverà seduta accanto ad Adamo.

E contro al maggior padre di famiglia
siede Lucia, che mosse la tua donna,
quando chinavi, a ruinar, le ciglia»






Anche Federico Garcia Lorca parlò della santa nel poemetto “Santa Lucia e San Lazzaro”. Ne proponiamo alcuni versi:







Sulla porta lessi questo cartello: locanda Santa Lucia.
Santa Lucia era una bella ragazza di Siracusa.
La pitturano con due bellissimi occhi di bue su un vassoio.
Sopportò il supplizio sotto il consolato di Pascasiano [...]
Dimostrò sulla pubblica piazza, di fronte alla sorpresa del popolo, che 1000 uomini e 50 paia di buoi non vincono la colombella sfavillante dello Spirito Santo. […] Nostro Signore, sicuramente, stava seduto con lo scettro della corona sulla sua cintura.


Infine, voglio concludere con una filastrocca semplice semplice, che si ricollega al fatto che Santa Lucia, per i bambini, è anche la dispensatrice di doni per eccellenza:


Filastrocca di Santa Lucia


Zitti, zitti fate piano
vien la Santa da lontano,
porta a tutti dolci e doni
soprattutto ai bimbi buoni.
Ma se un bimbo è cattivello,
oltre tutto un po’ monello,
nulla trova nel tinello.
Quindi bimbi birichini
diventate un po’ bravini,
e i cuoricini tutti spenti
con la Santa si fan contenti.
Grazie, grazie Santa Lucia,
il tuo incanto mi porti via.

Accadde a Borgotaro: anni 1908-1909



Nei giorni scorsi ha riscosso notevole interesse un mio post che presentava fatti e aneddoti accaduti a Borgotaro negli anni 1959-1963. Per questa ragione vi voglio proporre un'analoga ricerca relativa agli anni 1908-1911, che avevo fatto alcuni anni fa e che era stata poi pubblicata sul Lunariu Burg'zan, ossia il calendario borgotarese promosso dall'Associazione Ricerche Storiche Valtaresi A. Emmanueli.
Anche per chi avesse già letto il calendario, non c'è da preoccuparsi, visto che il materiale pubblicato allora fu solo una minima parte di quello raccolto, che invece qui sul blog pubblico integralmente, ma in due puntate. La prima, che potete leggere qui, è dedicata al 1908-1909.
Sono notizie tratte dalle delibere della Giunta Comunale di quegli anni. Ho aggiunto un titoletto a ognuna, e l'anno in questione. Spero siano di vostro interesse! A presto!


Censimento del bestiame (1908)
“Dato atto che in esecuzione della legge 14 luglio 1907 […] nel giorno 19 marzo […] ebbe luogo nell’intero territorio del comune […] il censimento del bestiame ad opera dei rispettivi commessi che non vennero ancora retribuiti per tale lavoro […]
la giunta delibera di stabilire […] la retribuzione da assegnarsi ai commessi nella complessiva somma di £. 201,40 pagabili sul fondo delle spese impreviste.”


Domanda di assunzione (1908)
“Vista l’istanza […] con cui Feci Oreste di Giacomo chiede di entrare come praticante negli uffici di segreteria; ritenuto che il locale ove sono riuniti gli impiegati non permette per insufficiente ampiezza di destinarvi altro personale; la giunta respinge la domanda del Feci”.



Vendita del vino (1908)
“Accogliendo la domanda di Mussi Luigia di Borgotaro, e sentito il parere dell’ufficio daziario, si conclude colla medesima la convenzione d’abbonamento per la vendita del vino al minuto dal giorno d’oggi stabilendo il canone in ragione di £.144 annue pagabili a rate trimestrali anticipate”.



Nuovo acquedotto (1908)
“Vista la deliberazione 12 maggio […] con cui il consiglio approvava la scritta 8 aprile relativa all’acquisto di una zona di terreno in località Molinatico per il prezzo di £.1300 dagli eredi di Celi Lorenzo, allo scopo di convogliarvi le acque del costruendo acquedotto; […] la giunta designa per la stipulazione dell’atto il notaio sig. Baduini Giovanni”.



Scuola di Musica (1908)
“Vista la lettera con cui il sig. Baldi Italo, avendo ottenuto in Genova un migliore collocamento, dichiara di rinunziare per la fine del mese corrente all’impiego di Maestro della Scuola di Musica ed Organista, che da oltre tre anni ha qui disimpegnato lodevolmente […] la giunta […] prende atto della sua rinuncia dichiarandone vacante il posto col 1° settembre”.


Acquisto di ghiaccio (1908)
“Si accoglie la richiesta del Presidente della Latteria Sociale di Compiano, acconsentendo a venderle giornalmente kg. 10 di ghiaccio da prelevarsi dalla ghiacciaia comunale, al prezzo di £.8 al quintale, con riserva di sospendere la concessione se il ghiaccio fosse per difettare pei bisogni locali”.


Teatro e Cinema (1908)
“Vista la domanda presentata da Invernizzi Carlo […] per dare rappresentazioni cinematografiche nel teatro comunale; la giunta […] respinge la domanda per ragioni di sicurezza”.


Scuole di Baselica e Tiedoli (1908)
“Vista la lettera […] del Direttore didattico che segnala la necessità di provvedere, pel nuovo locale ove si è istituita la scuola di Baselica, all’allestimento della suppellettile occorrente, e per quella di Tiedoli all’ampliamento del locale stante l’eccessivo numero degli alunni inseriti; la giunta affida il disimpegno delle pratiche relative all’assessore Avv. Maestri per la scuola di Baselica e all’assessore sig. Corvi per quella di Baselica alta”.

Vendita del vino (1909)
Si conclude con Corvi Pietro di Andrea di Porcigatone convenzione per la vendita al minuto del vino mediante abbonamento al dazio.

Casa del Pane (1909)
A scopo di sussidio della filantropica istituzione “Casa del Pane”, la giunta determina di acquistare per l’importo di £. 10 dei francobolli e delle cartoline illustrative.


Società Industria Cementi (1909)
La giunta dà parere favorevole alla domanda della locale Società Industria Cementi […] perché la deputazione prov.le vari la concessione già datale per la posa d’una conduttura elettrica lungo il ponte Tarodine.

Vendita arance in Teatro (1909)
Vista la domanda […] di Delnevo Giuseppe per essere autorizzato a vendere in teatro gli aranci durante gli spettacoli, la giunta esclude tale vendita per la platea, limitandola al loggione.


Trasporto mediante automobili (1909)
Vista la nota del locale Sottoprefetto […] colla quale accompagna l’istanza del sig. Serra Rosso Salvatore diretta ad ottenergli la concessione per l’esercizio del trasporto dei passeggeri e merci mediante automobili lungo il tratto di strada prov.le da Borgotaro a Bedonia, la giunta emette parere pienamente favorevole.

Venerdì Santo (1909)
Con lettera […] il sig. Marchini Andrea chiedeva a nome della Confraternita che fosse concesso dal Comune l’uso degli istrumenti musicali per la processione del prossimo Venerdì Santo. La giunta conferma la concessione.


Esami di maturità (1909)
La giunta determina di chiedere al Provveditore agli Studi che anche in quest’anno siano dati nelle nostre scuole gli esami di maturità, ponendosi a carico del Comune le indennità di trasferta dei componenti la commissione che egli dovrà nominare.

Accalappiacani (1909)
Accogliendo la domanda di Delnevo Giuseppe del fu Giacomo […], la giunta lo designa come incaricato di accalappiare i cani alle solite condizioni e cioè alla retribuzione di £.2 per ogni cane accalappiato.

Sussidio di baliatico (1909)
Vista la domanda dei coniugi Mariani Bernardo e Gasparini Teresa, genitori del bambino Renato nato il 17 maggio […], per ottenere il sussidio di baliatico, la giunta assegna ai richiedenti il sussidio in ragione di £.5 al mese per il secondo semestre 1909.

Ricostruzione chiesa di Rovinaglia (1909)
Si rimette al consiglio per le sue decisioni una domanda […] presentata dal Presidente dell’Opera Parrocchiale di Rovinaglia per ottenere un concorso del Comune nella spesa di ricostruzione della chiesa.


lunedì 11 dicembre 2017

Curiosità storiche: la "Congiura dei parroci" ovvero i Martiri di Belfiore

Un'importante vicenda del Risorgimento italiano


I Martiri di Belfiore

Mi è capitato spesso, sulle pagine di questo blog, di affrontare argomenti legati alla storia del Risorgimento, un periodo storico che mi ha sempre affascinato, e che ho affrontato con voi spesso dal punto di vista "borgotarese", ossia mostrando come veniva percepito dai cittadini del mio paese, Borgotaro, e come si è tramandato a noi attraverso lapidi ed altre testimonianze. Un esempio è questo pezzo dedicato a quanto avvenne nel 1859.
Carlo Alberto di Savoia
Oggi, invece, vi voglio parlare dei cosiddetti “Martiri di Belfiore”, dal nome della località in provincia di Mantova che fu teatro di una delle vicende più tragiche del Risorgimento.
Era da poco passato il 1848, l'anno delle grandi insurrezioni italiane, da Palermo a Venezia; l'anno delle Cinque Giornate di Milano, della Prima guerra d'indipendenza. 
Un anno che aveva visto la nascita della Repubblica romana e della Repubblica di Venezia: un anno di grandi speranze per i patrioti italiani. Dopo i primi successi, però, c'era stata la veemente reazione austriaca e il re Carlo Alberto era stato sconfitto duramente dal maresciallo Radetzky a Novara. 
Carlo Alberto aveva abdicato in favore del figlio Vittorio Emanuele II che, il 24 marzo 1849, aveva firmato l'armistizio di Vignale. Dopo un'eroica resistenza, nei mesi di luglio e agosto dello stesso anno, anche le due Repubbliche venivano definitivamente piegate dagli austriaci.
A seguito del fallimento dei moti del '48, Giuseppe Mazzini, che dal suo esilio londinese continuava ad essere l'anima della rivoluzione, aveva ritenuto di cambiare strategia e di proseguire l'attività in modo silenzioso, sotterraneo. 
Giuseppe Mazzini
L'idea era quella di creare una rete di comitati rivoluzionari a Milano, Venezia, Brescia, Mantova, con eventuali ramificazioni al Centro e al Sud Italia, che potessero fare propaganda clandestina di scritti, manifesti, documenti stampati segretamente in Svizzera, sul Lago di Lugano. Nel corso di una perquisizione ad un'abitazione mantovana, però, la polizia austriaca aveva scoperto, per caso, alcuni di questi documenti mazziniani. L'indagine poliziesca che ne seguì, aveva ben presto scoperto l'esistenza dei comitati e portato all'arresto di un gran numero di patrioti, tra cui figuravano sacerdoti, militari, professionisti. Furono tutti accusati di “cospirazione”: erano oltre 100. Ne seguì un processo che durò più di un anno, con snervanti interrogatori dei prigionieri. La presenza di ben tre sacerdoti fece sì che alcuni storici parlarono persino di “congiura dei parroci”: si trattava di don Enrico Tazzoli, don Bartolomeo Grazioli e don Giovanni Grioli. La figura di maggior spicco era senza dubbio quella di don Enrico Tazzoli, docente del seminario virgiliano di Mantova, identificato ben presto come il leader delle attività antiaustriache, come ammise egli stesso davanti ai giudici a Vienna. Scrive Lorenzo Fazzini (I preti e le suore dell'Unità d'Italia - “Il Messaggero di S.Antonio”, marzo 2011): “Il suo scopo era preparare nella città e Provincia il giorno della riscossa unità […], ma anche avere a cuore la classe più misera della popolazione, impedendole quegli eccessi a cui la trascinano la sua ignoranza e le sue bollenti passioni”. Tazzoli venne impiccato il 7 dicembre 1852. “Morì con il crocifisso tra le mani e nemmeno il boia riuscì a strapparglielo: morì dicendo queste parole: «Il Crocefisso fu la mia gloria in vita, bramo che sia mia conforto in morte». […] Spirò con la parola perdono sulle labbra e chiedendo di essere perdonato a sua volta per il male fatto ad altri” (Fazzini, art. cit.). Anche gli altri due preti mantovani furono uccisi: don Giovanni Grioli fu fucilato il 5 novembre 1851 e don Bartolomeo Grazioli fu impiccato il 3 marzo 1853. Anche loro tennero un comportamento esemplare durante gli interrogatori, e non cedettero alle lusinghe dei giudici austriaci, che avevano promesso loro la sospensione della pena in cambio dei nomi degli altri aderenti alla congiura.
Monumento ai Martiri di Belfiore
Non furono, purtroppo, i soli uccisi. Scrive Lucio Villari (nel libro “Bella e perduta – l'Italia del Risorgimento”, pp.249-250): “La conclusione del processo fa parte del martirologio del nostro Risorgimento. Tra il 5 novembre 1851 e il 19 marzo 1853 in un vallo vicino Mantova dal nome gentile, Belfiore, furono innalzati i patiboli per Enrico Tazzoli, Giovanni Grioli, Bartolomeo Grazioli, Carlo Poma, Tito Speri, Bernardo de Canal, Giuseppe Zambelli, Angelo Scarsellini, Pietro Frattini, Carlo Montanari. L'ombra del patibolo di Belfiore si prolungò fino al 1855 con l'ultimo martirio del patriota del Cadore Pier Fortunato Calvi”.

Molti di questi nomi sono, ancora oggi, giustamente famosi.

lunedì 2 ottobre 2017

Tra fumetto e letteratura: Mercurio Loi, novello “Sherlock Holmes”






“Non sono fra coloro che considerano la modestia una virtù. Per un uomo dotato di logica, tutte le cose andrebbero viste esattamente come sono, e sottovalutare se stessi significa allontanarsi dalla verità almeno quanto sopravvalutare le proprie doti”. Queste parole, che Conan Doyle affida a Sherlock Holmes per descriverlo, calzano a pennello anche per il personaggio di Mercurio Loi. Arrogante, vanitoso, saccente investigatore che opera nella Roma dei primi dell'800, Mercurio è il protagonista di una serie di fumetti per Sergio Bonelli editore. Fumetti colti e raffinati, anomali, per tanti aspetti, nella produzione bonelliana, che vivono più sui dialoghi che nell'azione, e che risultano anche persino difficili da catalogare in un genere. Pochi i personaggi in scena, trame intricate e complesse, sono tra le sue caratteristiche e il lettore è costantemente sollecitato all'attenzione e alla riflessione. Spesso bisogna fermarsi a rileggere e a pensare, cosa non proprio usuale per un fumetto, seppur d'autore. Come Sherlock, anche Mercurio ha il suo Moriarty, ossia Tarcisio, con cui intreccia sfide basate soprattutto sull'intelligenza e la deduzione, e il suo dottor Watson, Ottone, figura però più complessa del suo alter-ego.
Lo sceneggiatore, il padre vero e proprio di Mercurio, è Alessandro Bilotta. I disegni di copertina sono di Manuele Fior. Nei primi cinque numeri, finora giunti in edicola, si sono susseguiti ai disegni Matteo Mosca, Giampiero Casertano, Onofrio Catacchio, Sergio Gerasi e Andrea Borgioli.
La serie, interamente proposta a colori, vede un altro grande protagonista, la città di Roma. Una città vista nei suoi lati più inquietanti e misteriosi, ricca di pericoli e segreti. Tra le pagine capita di trovare riferimenti e citazioni del “Fiore”, attribuito a Dante Alighieri, o di Giacomo Leopardi, con una forte attenzione agli elementi culturali e letterari.
Una svolta interessante nella produzione della casa editrice Bonelli, che negli ultimi anni propone sempre più spesso intrecci che traggono suggestione dai classici della letteratura, in un gioco piuttosto affascinante per noi lettori. Fumetti più maturi, per tanti aspetti, che si rivolgono a un pubblico di adulti. Scelta senz'altro condivisibile, anche perchè quello è il pubblico del fumetto in Italia, oggi. Come noto, gli adolescenti e il pubblico giovanile in genere sono perduti per il fumetto, purtroppo, e hanno ben altri passatempi.
Simbolo, in un certo senso, di questa nuova linea, è la collana “Le Storie”, che ha messo in scena spesso intrecci giocati sulla storia e la letteratura, dalla Rivoluzione Francese a Omero, e che nell'ultimo numero passa con disinvoltura da Agatha Christie a Isaac Asimov. “Le Storie” dove, e non è un caso, anche Mercurio Loi ha fatto la sua prima apparizione.


venerdì 29 settembre 2017

Marcel Proust avrebbe pagato per avere buone recensioni. Lo rivela il Guardian.

Ne parlo sul mio blog per L'Espresso


E' difficile imporsi nel mondo letterario, ritagliarsi un proprio spazio e ricevere buone recensioni. Questo si sa. Non solo oggi, ma anche nel passato. Anche gli scrittori destinati a diventare “classici” della letteratura non hanno sempre avuto successo, nel corso della loro carriera e, talvolta, hanno usato metodi non proprio ortodossi per incrementare le vendite dei loro volumi. Basti pensare al giovane Gabriele D'Annunzio che, per promuovere il suo primo libro di poesie, “Primo vere”, fece pubblicare la falsa notizia che l'autore era morto cadendo da cavallo. Analogo espediente era stato quello usato da Olindo Guerrini che, per far parlare del suo volume “Postuma”, si inventò addirittura che fosse opera di un cugino, Lorenzo Stecchetti, regolarmente morto in giovane età, pure quello, per tisi.
Stupisce comunque, nonostante queste premesse, la notizia battuta oggi dall'agenzia di stampa Ansa e quindi senza dubbio degna di considerazione, che riguarda Marcel Proust. L'autore amatissimo della “Ricerca del tempo perduto” avrebbe pagato i giornali del suo tempo per avere buone recensioni del primo volume della “Recherche”, “La strada di Swann”.

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