domenica 24 settembre 2017

Quel libro sconosciuto in vetta alla classifica del New York Times

Ne parlo su "Letture Social", il mio blog su L'Espresso





E' possibile che un libro sconosciuto persino agli appassionati del genere, che ha venduto pochissime copie, possa trovarsi all'improvviso in vetta alla classifica dei libri più venduti stilata dal prestigioso New York Times? Si direbbe di no, senza ombra di dubbio, e invece è proprio quello che è accaduto poche settimane fa al libro “Handbook for mortals” di Lani Sarem.
Il caso, che ha fatto e fa discutere parecchio negli Stati Uniti, merita una qualche riflessione anche da parte nostra. Il libro, di genere Young Adult, ossia rivolto agli adolescenti, racconta di una teenager discendente da una famiglia di lettori di tarocchi, maghi e indovini che arriva a Las Vegas e, sfruttando i suoi poteri magici, entra a far parte di una troupe di eccentrici artisti.
Il libro, senza alcun genere di promozione, né tradizionale, né sui social, è piombato in vetta alla classifica dei best-seller del New York Times sul finire del mese di agosto. 

giovedì 21 settembre 2017

I grandi incipit della letteratura: "L'Isola di Arturo" di Elsa Morante

Una rubrica molto amata del "Lettore di Provincia"


Cari amici, riprendo oggi, dopo qualche tempo, la rubrica dei grandi incipit letterari. Dopo Kafka, Buzzati, Pirandello e D'Annunzio, è oggi la volta de "L'Isola di Arturo"di Elsa Morante. Il romanzo, che ha vinto il Premio Strega nel 1957, merita di figurare in cotanta compagnia, perchè ci regala pagine di assoluto valore letterario. E' la storia di Arturo che, nato sull'isola di Procida, vive un rapporto tormentato col padre e, attraverso una serie di avventurose e formative esperienze, cresce e diventa adulto.
Buona lettura! Spero che l'incipit possa invogliarvi a leggerlo integralmente. Ne vale la pena.
A presto!



Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. 
Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene), che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli.
Purtroppo, venni poi a sapere che questo celebre Arturo re di Bretagna non era storia certa, soltanto leggenda; e dunque, lo lasciai da parte per altri re più storici (secondo me, le leggende erano cose puerili). Ma un altro motivo, tuttavia, bastava lo stesso a dare, per me, un valore araldico al nome Arturo: e cioè, che a destinarmi questo nome (pur ignorandone, credo, i simboli titolati), era stata, così seppi, mia madre. La quale, in se stessa, non era altro che una femminella analfabeta; ma più che una sovrana, per me.
Di lei, in realtà, io ho sempre saputo poco, quasi niente: giacché essa è morta, all'età di nemmeno diciotto anni, nel momento stesso che io, suo primogenito, nascevo. E la sola immagine sua ch'io abbia mai conosciuta è stata un suo ritratto su cartolina. Figurina stinta, mediocre, e quasi larvale; ma adorazione fantastica di tutta la mia fanciullezza.
Il povero fotografo ambulante, cui si deve quest'unica sua immagine, l'ha ritratta ai primi mesi di gravidanza. 

Il suo corpo, pure fra le pieghe della veste ampia, lascia già riconoscere ch'è incinta; ed essa tiene le due manine intrecciate davanti, come per nascondersi, in una posa di timidezza e di pudore. È molto seria, e nei suoi occhi neri non si legge soltanto la sottomissione, ch'è solita in quasi tutte le nostre ragazze e sposette di paese; ma un'interrogazione stupefatta e lievemente spaurita. Come se, fra le comuni illusioni della maternità, essa già sospettasse il suo destino di morte, e d'ignoranza eterna.

domenica 17 settembre 2017

Poesie su Youtube: Ungaretti legge "I miei fiumi"




Cari amici del "Lettore di Provincia", riflettevo, in questi giorni, sulle potenzialità straordinarie di Youtube che ci permette di accedere in pochi istanti a un mare di informazioni e di conoscenze e sul fatto che, purtroppo, non le sfruttiamo adeguatamente, soprattutto in campo culturale. Sembra una riflessione banale ma non è così. 
Spesso navighiamo di corsa, distrattamente, o ci perdiamo sui social...
Eppure ci sono tanti filmati che, per varie ragioni, meritano di essere visti. Il primo che vi voglio proporre è questa interpretazione che il poeta Giuseppe Ungaretti dà della sua poesia "I miei fiumi". 
Notate la passione e la tensione che lo pervade durante la lettura e il senso quasi di sofferenza che ne traspare! Buona visione e lasciatemi le vostre opinioni e commenti! 








La legge zero, Agatha Christie incontra Isaac Asimov

Ultimo numero della serie Bonelli "Le Storie"




Cosa accadrebbe se Agatha Christie incontrasse Isaac Asimov?
E' questo l'interrogativo affascinante da cui prende le mosse “La legge zero”, ultimo fumetto della serie Bonelli “Le Storie” attualmente in edicola. E' da un po' di tempo che volevo dedicare un articolo a questa serie che è giunta ormai alla puntata numero 60. Un traguardo di tutto rispetto, specialmente al giorno d'oggi, in cui la stessa esistenza del fumetto sembra essere messa a dura prova da un costante, e inesorabile, calo dei lettori. Una serie che ci sta riservando racconti affascinanti, con un continuo salto tra i generi. Il racconto di questo mese, “La legge zero” presenta un intrigo che sarebbe piaciuto ad Agatha Christie, ossia una situazione simile a quella dei suoi “Dieci piccoli indiani”. 
Un avvelenamento misterioso e tanti possibili colpevoli, tutti rinchiusi in un edificio senza via d'uscita.Un classico del giallo, direte voi, ma cosa c'entra Isaac Asimov?
Chi conosce l'autore del Ciclo delle Fondazioni e del Ciclo dei Robot ricorderà la straordinaria abilità con cui aveva costruito un intero mondo futuro regolato da precise regole e con la massiccia presenza di robot e androidi.
Un mondo fondato sulle tre leggi della Robotica, che servivano per impedire ai robot di fare del male agli esseri umani e farli rimanere a loro fedeli.
Proprio in una Londra del futuro, nel 2119 d.c. è ambientato il nostro racconto, in cui Robot e Robodomestici svolgono un ruolo fondamentale. Saranno loro a imprigionare i protagonisti in attesa che venga scoperta la verità.
La sceneggiatura è di Giovanni Eccher, mentre i disegni sono di Valentino Forlini.
Eccher, già sceneggiatore di Nathan Never, si rivela all'altezza del compito e gioca anche con le citazioni letterarie, in un racconto che piacerà molto agli amanti di Asimov. L'aspetto “giallo” della vicenda è garantito dal finale a sorpresa, perfettamente congegnato.

Un racconto che fa ragionare sul futuro dell'umanità e sul progresso ma anche sul concetto di libero arbitrio. Una lettura comunque, prima di tutto, divertente.

sabato 16 settembre 2017

Alcune foto dell'Estate 2017, come sempre all'insegna della Cultura



Un post essenzialmente fotografico questo che, come in altre occasioni, fissa alcuni istanti della mia estate 2017, ormai passata. Molte sono foto legate al Premio "La Quara", che mi ha permesso di incontrare alcuni grandi del giornalismo e della scrittura. Ho conosciuto ad esempio Caterina Soffici, giornalista affermata, che a Borgotaro ha presentato il suo romanzo "Nessuno mi può fermare" (Feltrinelli) e Marcello Simoni, autore di best-seller che non ha bisogno di presentazioni. 
Sempre per parlare del premio "La Quara", in precedenza ero stato ospite presso la sede di TRC TV a Bologna, intervistato dalla brava giornalista Riccarda Riccò.
Nel corso dell'estate sono stato anche in giuria, come da tradizione, al Premio di poesia nazionale "Tarsogno e Alta Val Taro" a cui ha partecipato come ospite il cantante Andrea Mingardi. 
Alcune foto sono di Valgotrabaganza.it, che ringrazio!
A presto, cari lettori!

Massimo Beccarelli

Massimo Beccarelli e Marcello Simoni








Massimo Beccarelli alla sede di TRC TV
Massimo Beccarelli e Riccarda Riccò
Massimo Beccarelli e la Giuria del Premio poesia a Tarsogno
Massimo Beccarelli, Caterina Soffici e Antonio Ferrari

Il caso di Via Petrarca, un Giallo nella Parma del giugno '70

Un romanzo di Pietro Furlotti, giornalista della “Gazzetta di Parma”




Il racconto Giallo “classico” ad enigma, presenta alcune caratteristiche fisse e ricorrenti, che lo caratterizzano e ne hanno fatto la fortuna. La narrazione prende l'avvio solitamente da un fatto criminoso, un omicidio o un furto, e di conseguenza si presenta un enigma di difficile soluzione. Chi ha commesso l'omicidio? Chi è il ladro?
Lo svolgimento dell'azione prevede l'entrata in scena di un investigatore, un detective o un commissario di polizia, che deve ricostruire la vicenda e scoprire il movente del crimine e il suo autore. L'abilità di chi conduce le indagini consiste nel saper raccogliere gli indizi, interrogare i testimoni, e giungere poi a risolvere il caso, basandosi sul proprio acume e sulle proprie intuizioni o deduzioni.
All'interno di questa struttura consolidata, si colloca il bel libro di Pietro Furlotti “Il caso di via Petrarca”, che ripropone tutti o quasi gli ingredienti del genere e li colloca nella realtà parmigiana degli anni '70.

martedì 12 settembre 2017

Ospite a TRC TV - Bologna per parlare del "Premio La Quara"



Cari amici del blog "Lettore di Provincia", torno a voi dopo la pausa estiva per proporvi il filmato della bella intervista che mi è stata fatta sul finire dello scorso mese di luglio presso gli studi di TRC TV a Bologna. Ero stato invitato per parlare della quarta edizione del Premio letterario "La Quara" che, come forse sapete, è nato da una mia idea.
Ringrazio ancora Riccarda Riccò per la graditissima ospitalità e per la professionalità.
Qui sotto potete vedere il video della trasmissione "Detto tra noi". A presto! 



video



sabato 15 luglio 2017

“I tre volti di Ecate”: furti, misteri e sparatorie in un noir a tinte fosche.





Ho appena finito di leggere “I tre volti di Ecate” di Vito Santoro (Edizioni Spartaco).
Protagonisti del romanzo, un vero noir a tinte fosche, sono Alberto e Dario, ragazzi difficili, due ladruncoli che si trovano invischiati in un gioco da grandi, in un gioco mortale. Il furto di una statuetta da una villa li trasporta in un gorgo senza fine, senza possibilità di riscatto.
Si tratta della statua di Ecate, inquietante divinità dell'antichità classica che trasportava le anime dei trapassati nell'oltretomba. Fu lei, secondo il mito, a sentire le grida disperate di Persefone, rapita da Ade e portata nel regno degli Inferi. Raffigurata in triplice aspetto, rappresenta un'allegoria dei vari modi in cui l'uomo affronta la morte nelle
diverse età della propria vita: “Una giovane, un'adulta e un'anziana. Tre età e tre rappresentazioni diverse, ma si tratta di un'unica donna. La più giovane impugna un coltello con il quale taglia il collegamento con la vita. E' lei che recide il cordone che lega l'anima al corpo […] La donna con la corona e la fiaccola invece ha il compito di illuminare il cammino. Lei accompagna le anime lungo il percorso che conduce all'aldilà. Infine la donna anziana, la saggia, colei che custodisce la chiave che apre le porte degli Inferi”.
Sarà proprio questa statuetta, dal valore inestimabile, la muta testimone dei tanti omicidi che si susseguiranno nel corso di questa storia.
Vito Santoro scrive con uno stile diretto e incisivo, senza tanti fronzoli, che conserva l'intensità di una storia fatta di sparatorie, intrighi e misteri.
Un mondo spietato e corrotto, quello decritto dall'autore, dove il debole soccombe e il potente ha la meglio. Solo nel finale, e solo in parte, le cose si sistemano, ma il quadro d'insieme rimane quello descritto.
Alberto e Dario, come detto, sono l'anello debole di una catena che li travolge e li schiaccia. Solo l'aiuto di un ex-miliziano, Mario Sforza, permetterà loro si rimanere a galla almeno per un po'.
Una figura, quella di Sforza, tra le meglio delineate del romanzo. Un uomo dal passato poco chiaro, che si mette in gioco a proprio rischio per ristabilire un po' le cose e dar loro una parvenza di giustizia e equità, in un mondo, come detto prima, votato al crimine e al malaffare. Dall'altro lato della barricata, il commissario Nebbio, altra figura emblematica. Poliziotto sadico e corrotto, senza scrupoli, è un'altra delle figure che rendono affascinante questo libro, con la sua capacità di muoversi fuori dalle regole, in una propria zona di
impunità, creata dalle sue indubbie capacità criminali.
In certi passaggi del libro di Santoro si respirano certe atmosfere da vecchio giallo Mondadori, e lo scrittore sembra, a tratti, quasi un classico del genere. Forse mi aspettavo qualcosa di più dalla figura di Ecate, che rimane un po' statica e sullo sfondo, ma un suo intervento avrebbe obbligato a un forzato cambiamento di genere, richiedendo l'ingresso nel mondo del soprannaturale, e forse non era il caso. Non era questo l'intento di Santoro e, forse, è anche comprensibile.
I tre volti di Ecate è senza dubbio è un romanzo gradevole, e Santoro è un ottimo narratore. 
Nato a Brindisi nel 1966, ha già vinto diversi premi letterari. Già all'esordio, nel 2015, ha vinto il premio “Narratori della Sera” con il romanzo “Non c'è tempo per il sole”. In seguito ha vinto diversi concorsi letterari per autori di racconti brevi. 

Grazie a Edizioni Spartaco e a Tiziana di Monaco, che mi ha
dato la possibilità di conoscere e apprezzare questo libro.
E' vivamente consigliato come lettura in questa calda estate.












lunedì 10 luglio 2017

Youtube, Facebook e Twitter indispensabili per il candidato di successo







Come si fa ad avere successo in una competizione elettorale? Come si può riuscire ad attrarre il voto popolare per essere eletti, anche a livello locale?
A queste e ad altre domande analoghe risponde Viviana Solari nel suo interessante libro "Memorandum al candidato, come guadagnare consenso. Il manuale del candidato di successo". In particolare, una sezione del volume insiste sull'importanza di utilizzare le nuove tecnologie e i social network. Non tutti, però, sono ugualmente efficaci e adatti allo scopo. Youtube, Facebook e Twitter risultano essere imprescindibili per il candidato di successo. 

Ne parlo in un pezzo sul mio blog per L'Espresso. 



Nella foto Viviana Solari e Massimo Beccarelli nel corso della presentazione del volume a Parma presso la libreria Voltapagina

Il segreto dei Druidi: Zagor e la bestia del Gévaudan





Chi segue con qualche assiduità il mio “lettore di provincia” saprà che, oltre a trattare di libri, storia e social, spesso sconfino anche nel mondo del fumetto, che mi appassiona da sempre. In questi giorni ho terminato la lettura de “Il segreto dei druidi”, maxi Zagor uscito in edicola a maggio 2017. La copertina rivela, fin dal primo colpo d'occhio, la presenza di una creatura mostruosa che darà del filo da torcere al nostro protagonista. Il copertinista, Alessandro Piccinelli, si rivela sempre più a suo agio con le atmosfere zagoriane e ci regala un altro pezzo di bravura. Chi temeva che, con la scomparsa di Gallieno Ferri, ci saremmo trovati di fronte ad un calo qualitativo dei disegni di copertina, credo abbia dovuto ricredersi. Il soggetto, di Antonio Zamberletti, affronta una tematica classica della saga di Zagor, quella di misteriose e feroci uccisioni difficili da attribuire. 
Quale animale può infliggere simili ferite e lasciare simili impronte? A rendere più avvincente la vicenda, c'è la presenza sullo sfondo dei Druidi, a loro volta piuttosto sfruttati sulle pagine del Signore di Darkwood, e basta ricordare la figura di Kandrax per capire la giusta preoccupazione di Cico e il suo “Caramba y Carambita!”
Senza voler entrare troppo nel dettaglio, per non rovinare la sorpresa di chi lo vorrà leggere, a rendere più interessante la vicenda è il fatto che il mostro che appare in copertina è nientemeno che un “parente” prossimo della bestia del Gèvaudan, che seminò il terrore nel centro della Francia sul finire del '700 causando oltre un centinaio di vittime, tutte sgozzate o divorate. Le uccisioni e i racconti degli scampati alimentarono la leggenda di questo animale leggendario, di cui non si chiarì mai esattamente la natura, e la cui reale esistenza rimane in dubbio, così come le sue forme insolite e i suoi poteri quasi soprannaturali. 
Come si spiega la presenza di questo, o di questi mostri, a Darkwood? In che modo Zagor riuscirà a mettere fine al pericolo? Chi è la bellissima ragazza mora che lo affiancherà in questa nuova avventura? 
Ora mi chiedete troppo, ma spero di avervi invogliato alla lettura. Un'ultima osservazione sui disegni di Marco Torricelli, che si trova perfettamente a suo agio nella raffigurazione delle scene nella foresta e nelle scene di inseguimenti e sparatorie, ma lascia forse un po' a desiderare nella raffigurazione della belva. Il mostro, apparso così inquietante nella copertina di Torricelli, perde un po' di efficacia nelle pagine interne. D'altronde, e non è certo colpa di Torricelli, la difficoltà del compito era grande. Come si raffigura un mostro simile?
Comunque, a conclusione del discorso, un maxi Zagor gradevole e appassionante, soprattutto  per quegli aspetti che si legano alla storia e ai misteri insoluti, a cui vengono fornite nuove risposte e regalate nuove suggestioni.









“Voci di libertà”, un poemetto celebra Guido Picelli e le barricate del '22

martedì 4 luglio 2017

Paolo Villaggio fu anche un apprezzato scrittore

Il libro "Fantozzi", edito da Rizzoli, ha venduto oltre un milione di copie




In questi giorni in cui tutti piangiamo la scomparsa di Paolo Villaggio e ricordiamo le migliori gag dei suoi film, vero specchio della società italiana di quegli anni, non possiamo dimenticare che Paolo Villaggio fu anche scrittore di successo. Il suo primo libro, "Fantozzi", è del 1971 e precede di alcuni anni il film sul ragioniere diretto da Luciano Salce.
Al successo del libro e alla sua importanza nella storia della letteratura comica del '900 ho dedicato un articolo del mio blog su "Gazzetta di Parma". 

sabato 13 maggio 2017

#classicidaleggere: due inediti di Paul Verlaine


Ho letto, nei giorni scorsi, un bel volume, "Miseria Nera", che raccoglie due scritti inediti del poeta Paul Verlaine, “Mes hopitaux” e “Quinze jours en Holland”.
Un Verlaine diverso e originale, prima di tutto perchè si tratta di testi in prosa e non in poesia, e poi perchè ci consegna l'immagine di un uomo dalla psicologia ben più complessa di quella cristallizzata di "poeta maledetto", amante di Arthur Rimbaud, a cui si deve la definizione di "decadentismo", contenuta nel famoso verso "Sono l'impero alla fine della decadenza". Un volume che fa parte della collana dei grandi inediti di "Edizioni della Sera" di Stefano Giovinazzo, che ci ha già proposto altre chicche. 
Il volume è stato curato da Michela Landi, che ho avuto il piacere di conoscere di persona a Parma lo scorso 29 aprile in occasione della presentazione del volume alla Libreria "Diari di Bordo". Maggiori approndimenti sul post che ho scritto per L'Espresso (il link lo trovate qui)


Massimo Beccarelli e Michela Landi

Watchup e personalizzi il tg: ne parlo su L'Espresso


Conoscete Watchup? Negli ultimi tempi internet ci ha abituato a personalizzare sempre di più la nostra esperienza di navigazione, tenendo anche memoria automaticamente di quelle che sono le nostre preferenze in fatto di ricerche. Se questo ultimo aspetto a volte ci fa storcere il naso, perchè sembra un'ingerenza eccessiva nella nostra privacy, a volte personalizzare la ricerca può essere utile.
In fatto di informazione, ad esempio. Se ci sono alcuni tg che preferiamo ed altri che aborriamo, perchè non programmare un proprio telegiornale?

venerdì 3 marzo 2017

Curiosità storiche: Rosmunda e il cranio del padre

Alboino e i Longobardi alla conquista dell'Italia (568 d.c.)



I Longobardi erano un popolo germanico che si era stanziato in Pannonia (attuale Ungheria). Spinti dalle incursioni degli Avari, i Longobardi, guidati dal re Alboino, giunsero in Italia nel 568 d.c. dopo aver valicato le Alpi. I Bizantini non riuscirono ad opporsi all'invasione e, in poco tempo, il nuovo popolo occupò Milano e parte della pianura padana, che prese così il nome di “Longobardia” (da cui deriva l'attuale termine Lombardia). 
La loro storia ci è stata tramandata dallo storico Paolo Diacono, vissuto nell'VIII secolo, ed è affidata alla sua “Historia Longobardorum”. Una figura, tra le tante, che spicca all'interno della narrazione, è quella di Rosmunda, la cui vicenda umana, tra leggenda e realtà, non lascia indifferenti.
Rosmunda era la figlia di Cunimondo, re dei Gepidi, vinto e ucciso da Alboino, re dei Longobardi. Alla fine di quella guerra, forse per riappacificarsi con i Gepidi, Alboino sposò proprio Rosmunda. 
Paolo Diacono racconta, a questo proposito, un episodio che ha sempre colpito la fantasia dei lettori, attraverso i secoli, lasciando stupiti e atterriti di certe usanze allora in voga tra i popoli barbari. Alboino avrebbe infatti costretto Rosmunda a bere in una coppa ricavata dal cranio di suo padre Cunimondo, che aveva da poco ucciso. Scrive Paolo Diacono: “Alboino, mentre in Verona sedeva a un banchetto, euforico oltremisura, aveva ordinato che alla Regina fosse portato da bere del vino nella coppa fatta col cranio del suocero, il re Cunimondo, e la invitò a brindare in allegria con suo padre”. 
Rosmunda, tutt'altro che remissiva, cedette sul momento alla violenza del marito, ma promise che si sarebbe vendicata uccidendolo. Aiutata da Elmichi, scudiero del re, approntò il piano. L'occasione buona venne alla sera, quando Alboino si addormentò. Rosmunda ordinò a tutti di fare silenzio, e nascose ogni arma presente a palazzo. Legò poi strettamente la spada di Alboino al letto, in modo che non si potesse estrarre dal fodero e fosse inutilizzabile. Rosmunda, assicuratasi così che Alboino non potesse difendersi, fece entrare nella stanza Peredeo, l'uccisore, che assalì con violenza e ferocia il re. 
Alboino, svegliatosi di soprassalto, cercò di difendersi come meglio poteva: “Alboino […] intuito il pericolo che incombeva, portò rapido la mano alla spada ma, non riuscendo ad estrarla, perchè era legata troppo stretta, afferrò uno sgabello e cercò per un po' di difendersi con quello ma, alla fine, quel guerriero tanto valoroso e sprezzante del pericolo, non potendo nulla contro il suo nemico, fu ucciso come un inetto e perì per l'inganno di una donna”.
Secondo alcuni storici pare che l'atto di ricavare una coppa dal cranio del nemico ucciso fosse un'abitudine comune tra i Germani, e fosse anche un segno di grande rispetto nei confronti del nemico.
Non sembra però che Rosmunda fosse della stessa opinione.










mercoledì 15 febbraio 2017

Dalla Mindfulzen a Sanremo: il caso del monastero Sanboji di Berceto







Negli ultimi anni ho avuto l'occasione di incontrare per due volte, a Borgotaro, in occasione della presentazione dei suoi libri, il monaco zen Carlo Tetsugen Serra
Italiano di nascita, ha compiuto i suoi studi buddhisti zen in Giappone. Rientrato in Italia ha aperto il monasteri Enso-ji, Il Cerchio, a Milano, nel 1988.
Nel 1996 ha aperto il monastero Sanbo-ji, Il tempio dei tre gioielli, a Berceto (PR).
Carlo Tetsugen Serra e Massimo Beccarelli
Nel 2013 ha messo a punto la Mindfulzen, unione tra lo zen e la mindfulness. Una via di consapevolezza per l'uomo del XXI secolo, alle prese con i problemi e le contraddizioni della modernità. Se ne parla nei libri Zen 2.0 e Zen 3.0
Libri ricchi di suggerimenti e di esempi per vivere meglio la propria vita.

In questi giorni, la sorpresa è stata grande, scoprire che proprio nel monastero di Berceto è stato girato il video del successo di Francesco Gabbani, vincitore dell'ultimo Festival di Sanremo. Un testo ironico e tutt'altro che banale, che non va certo liquidato come la canzone "con la scimmia" come ha fatto qualcuno, visto che affronta temi di grande attualità, come il rapporto tra l'uomo, le tecnologie informatiche e i social. Un testo ricco di citazioni che, se non avete ascoltato con attenzione, merita di essere risentito. 

Forse può stupire il fatto che sia stato accolto nel monastero proprio un cantante che scherza un po' sulla "moda" emergente della meditazione orientale.
«È vero, Gabbani “prende in giro” chi si avvicina per moda alla meditazione, alla filosofia e alle discipline orientali, ma noi crediamo che fare i conti con i tempi che viviamo sia doveroso. Non è detto, insomma, che chi si avvicina a questo mondo perché affascinato da un trend che forse non comprende del tutto non possa poi approfondire con una riflessione vera questa cultura e scoprire nuove consapevolezze». 


Queste le parole del portavoce del monastero, che mostrano una grande apertura e una capacità di mettersi in discussione non indifferente, che non mi stupisce però, visto la grande umanità e la cortesia dei monaci, che ho avuto modo di provare di persona




mercoledì 8 febbraio 2017

Curiosità storiche: Erik il rosso e la scoperta dell'America





Erik il Rosso
Quando si pensa alla scoperta dell'America, viene spontaneo pensare a Cristoforo Colombo e alle sue caravelle. 
L'impresa del genovese non va certo ridimensionata, ma bisogna considerare che quelle terre erano già state esplorate secoli prima di lui dai Vichinghi. La storia dei Vichinghi è affidata alle saghe, cioè ai racconti mitici della tradizione germanica, che sono state spesso considerate alla stregua di leggende con scarso fondamento storico. E anche la saga di Erik il rosso non era considerata in modo diverso. Di recente, però, il ritrovamento di reperti archeologici mostra che quella saga contiene molte informazioni storicamente attendibili.
Figura di avventuriero sicuramente “sui generis”, Erik il rosso fu costretto a fuggire dalla Norvegia per l'accusa di omicidio. Rifugiatosi in Islanda, dovette andarsene ben presto anche da lì. Per aver commesso altri atti di violenza, infatti, fu condannato a tre anni di esilio. Era il 982 d.c. ed Erik decise di viaggiare verso ovest; da quel momento iniziarono le sue esplorazioni per verificare l'esistenza di terre ospitali ad occidente. Nel corso di questo viaggio Erik scoprì la Groenlandia.
Finiti gli anni di esilio e tornato in Islanda, provò a convincere altri coloni a seguirlo nella “terra verde” (questa la traduzione in norvegese di Groenlandia) anche se quella terra di verde aveva ben poco, visto che buona parte del territorio era costantemente ghiacciato e innevato. Ma si sa, le figure carismatiche riescono facilmente a convincere il popolo e infatti Erik riuscì a ripartire con 25 navi cariche di coloni al seguito. L'impresa di colonizzazione riuscì e, nonostante la rigidità di clima, intorno all'anno 1000, vi erano due insediamenti normanni in Groenlandia di 4000 e 1000 abitanti. Con l'arrivo dei nuovi coloni, però, probabilmente arrivò anche un'epidemia che causò la morte di Erik. Siamo nel 1002 d.c.
La saga di Erik, però, non finisce con lui, ma prosegue con i suoi figli, a cui si deve un evento considerato da molti assolutamente leggendario, ma ormai provato dalle ultime scoperte archeologiche, la prima esplorazione dell'America da parte degli europei. 
Le saghe raccontano che i figli di Erik tentarono di colonizzare un territorio dal nome suggestivo, “Vinland” (terra del vino). Si tratterebbe dell'attuale Isola di Terranova, che si trova ad est del Canada, e che venne raggiunta subito dopo l'anno 1000 da Leif Eriksson.
La colonizzazione americana ebbe vita breve. Dopo pochi anni i Vichinghi dovettero abbandonare le nuove terre per la resistenza delle popolazioni.
In conclusione, se certamente non fu Cristoforo Colombo il primo europeo a “scoprire” l'America, questo primato non spetta nemmeno a Erik il rosso, semmai a suo figlio Leif Eriksson.


lunedì 30 gennaio 2017

Farhadi, regista candidato all'Oscar, non sarà alla Cerimonia per decreto di Trump





Asghar Farhadi, famoso regista di origine iraniana, non sarà presente alla prossima Cerimonia di consegna degli Oscar del 26 febbraio, poichè il recente decreto emanato dal Presidente Donald Trump vieta l'ingresso in USA ai cittadini di diversi paesi islamici, tra cui, appunto, l'Iran.
Il decreto, definito "Muslim Ban", che fin da subito ha sollevato notevoli polemiche, continua a far discutere. 

Ne parlo diffusamente sul mio blog per L'Espresso. Ecco il link.

domenica 29 gennaio 2017

Chi ha tradito Anna Frank? Ne parlo su L'Espresso



Sono trascorsi solo un paio di giorni dalla "Giornata della Memoria" (27 gennaio) e un giornale olandese ha pubblicato uno studio che sembra far luce sulla vicenda di Anna Frank e della sua famiglia. Come a tutti noto, i Frank ad Amsterdam si erano rifugiati in un "alloggio segreto" situato sul retro della Ditta diretta dal padre. Dopo due anni di clandestinità furono scoperti dalla Gestapo e tradotti nei campi di concentramento. Chi li ha traditi? Dopo 70 anni la cosa è ancora un mistero, ma oggi abbiamo qualche certezza in più! E' stato davvero un tradimento?

Ne parlo su L'Espresso ecco il link, cliccate qui.

mercoledì 25 gennaio 2017

2016: un anno, una carrellata di foto, all'insegna della Cultura



Anche l'anno 2016 è finito, fin troppo alla svelta, e siamo già a fine gennaio 2017.
Voglio però condividere con voi qualche foto di quest'anno che se ne è andato. Un anno all'insegna della Cultura, ricco di presentazioni e soprattutto con la consacrazione a livello nazionale del nostro Premio letterario "La Quara", che ha avuto tra i giurati ospiti di assoluto livello, come Maria Cuffaro del Tg3 o Carlo A. Martigli, tanto per citarne due. Ecco le foto! A presto!

Massimo Beccarelli, Giampaolo Bertani e Michela Gecele

Angelo Berti e Massimo Beccarelli

Fabio Carapezza e Massimo Beccarelli

Massimo Beccarelli e Elisabetta Rosaspina

Aldo Boraschi e Massimo Beccarelli



Massimo Beccarelli e Carlo A. Martigli

Maria Cuffaro e Massimo Beccarelli


venerdì 13 gennaio 2017

L'uomo del futuro, l'eredità di don Lorenzo Milani




“L'uomo del futuro” di Eraldo Affinati (Mondadori) è un libro che merita di essere letto, perchè affronta la figura di don Lorenzo Milani che, a quasi 50 anni dalla morte, non ha ancora esaurito la sua carica innovativa e merita ulteriori approfondimenti.
Un sacerdote che, scrive Affinati, “non ci ha lasciato trattati teologici, ma una sapienza del fare scuola, qui e ora, cogliendo nella passione pedagogica del maestro l'essenza più autentica del Cristianesimo, inteso quale racconto di sguardi che, incrociandosi, si prendono cura l'uno dell'altro”. Un libro che è una biografia del priore di Barbiana, ma è al tempo stesso molto di più. Certo, possiamo seguire da vicino la sua vicenda umana, a partire dalla nascita, nella Firenze degli anni '20, che lo vede rampollo di una famiglia agiata, dal patrimonio immobiliare considerevole e dalla raffinata cultura. Possiamo poi accompagnarlo idealmente a Milano, luogo della fallita vocazione pittorica, o a Montespertoli e Castiglioncello, fino all'approdo di San Donato di Calenzano, che lo vede in azione nella prima scuola popolare da lui fondata. Ma soprattutto lo ritroviamo a Barbiana, “penitenziario ecclesiastico”, borgo remoto dell'Appennino toscano che sarà il luogo della sua rivoluzione pedagogica. Come non ricordare la lettera a quella professoressa che respingeva i suoi alunni, ma prima di tutto li intimidiva, e le figure emblematiche di Pierino e Gianni, veri simboli dell'alunno privilegiato e di quello eternamente respinto.
L'approccio di Affinati, tuttavia, e la sua originalità, sta nel fatto che non c'è solo la storia di don Milani, ma anche la ricerca, per così dire, della sua eredità, di quel che resta oggi della sua esperienza di vita. 
“Oggi i ragazzi di Barbiana vengono dall'Afghanistan, dalla Nigeria, dal mondo slavo. Hanno alle spalle detriti, macerie e relitti, eppure quando ridono sembrano aver dimenticato tutto. L'esempio di Barbiana torna a imporsi in chiave multiculturale per favorire una vera integrazione, che dovrebbe combattere anche le fragilità degli adolescenti italiani spesso inebriati dai miti del successo, della bellezza e della sanità”.
Eraldo Affinati attinge così costantemente alla propria esperienza personale, ai propri diari di viaggio intorno al mondo, con un originale uso della seconda persona. Un libro colto, un impasto sapiente che miscela riferimenti letterari e cinematografici in un insieme ricco e affascinante, un andamento narrativo che si nutre di questi richiami, classici e moderni, che traggono lo spunto e la loro ragione di essere dalla vastissima cultura dell'autore, ma che non sono mai fuori luogo, in quanto si collegano per ideale associazione di idee al testo narrato.


Un libro utile anche, e forse soprattutto, per riprendere piena coscienza della portata della rivoluzione di don Milani e delle sue affermazioni che all'epoca furono come “fulmini e dinamite” e che oggi vengono spesso citate ma, forse, non sufficientemente comprese.

domenica 8 gennaio 2017

Curiosità storiche: Teodora, da attrice a imperatrice





Il grande mosaico di San Vitale, a Ravenna, ci mostra l'imperatrice Teodora in tutto il suo splendore e la sua potenza, vestita di abiti sfarzosi e coronata di gemme preziose. Moglie dell'imperatore Giustiniano, fu una delle donne più potenti e decise dell'antichità, ma ebbe delle origini decisamente umili, da cui seppe risollevarsi grazie alle sue capacità e alla sua bellezza. La sua prima apparizione sul palcoscenico della Storia la fece alla giovanissima età di 10 anni, nel Kyneghion (il Circo) di Costantinopoli. Era un giorno di aprile del 510, data fissata per l'inizio dei Giochi Annuali.
Gli spettatori, che attendevano l'ingresso di leoni e orsi per assistere alle loro lotte con i cacciatori, assistettero invece a uno spettacolo inaspettato. Quando i cancelli dell'Anfiteatro si aprirono, infatti, invece delle belve, avanzarono tre bambine, precedute dalla madre, che si rivolsero al pubblico con parole supplichevoli e sguardi mesti. Una di quelle bambine era Teodora. Fu la madre a prendere la parola e a spiegare le ragioni di quel gesto eclatante.
Un funzionario corrotto, togliendo il lavoro di ammaestratore di orsi al patrigno delle ragazze per darlo a un suo protetto, aveva gettato la famiglia sul lastrico. Esse supplicavano e chiedevano aiuto di fronte allo spettro della povertà e, in quel caso, la loro supplica ebbe successo.

Fu forse proprio per sfuggire alla povertà, che continuava a perseguitarli, che, qualche anno dopo, la madre avviò le figlie alla carriera di attrici. Teodora così, fin da ragazzina, fu abituata a calcare le scene, recitando nei “mimi”, spettacoli molto popolari, ma caratterizzati da battute e lazzi spesso osceni. Lo stesso abbigliamento della giovane, durante gli spettacoli, non seguiva le regole della decenza e del pudore dell'epoca, ma il suo successo era indubbio e molto remunerativo. La fama di Teodora crebbe a dismisura, tanto che le sue esibizioni vennero accolte anche nei palazzi del potere. 
Qui Teodora conobbe il giovane Giustiniano, futuro imperatore. I due si innamorarono l'uno dell'altro e si sposarono. Quando il marito diventò imperatore, lei potè fregiarsi del titolo di “augusta”. Si compiva così il destino della ballerina e attrice di “mimi” diventata imperatrice. Da quel momento, Teodora accompagnò e sostenne il marito, spesso risolvendo, con astuzia, situazioni delicatissime, come in occasione della rivolta della Nika. Ma questa è un'altra storia.

mercoledì 4 gennaio 2017

100.000 visualizzazioni! Grazie a tutti!






Lettore di Provincia festeggia le prime 100.000 visualizzazioni. Un traguardo importante, da condividere con voi tutti, lettori, che mi seguite con costante interesse ormai da alcuni anni.
Soprattutto è uno sprone a fare sempre meglio e a cercare di migliorarsi costantemente. Se avete suggerimenti, indicazioni, appunti da fare, siete liberi. Potete commentare qui sotto e speriamo che sia solo l'inizio di un lungo percorso... all'insegna della lettura e della cultura.

martedì 3 gennaio 2017

Giovedì sarò ospite su Radio Agorà 21... seguitemi!





Giovedì sera alle ore 20 sarò ospite, in diretta, a questo programma radiofonico su Radio Agorà 21, web radio di Orbassano, per parlare di libri. Se volete seguirmi, collegatevi a questo link... 

Grazie mille a Stefania per l'invito!